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LAUDATOSì.


BiOROom:

l’Agorà virtuale perl’affermazione

dei valori dell’Agricoltura Biologica.

L’ultimo decennio è stato caratterizzato dall’accelerazione dei grandi cambiamenti politici, economici e sociali: il costante incremento della popolazione mondiale, i grandi flussi migratori, i cambiamenti climatici, l’aumento dell’aspettativa di vita tra progressi della medicina e stili alimentari più corretti, la globalizzazione economica e mediatica.

Noi di Anabio, nel nostro “piccolo”, vogliamo essere presenti attivamente nell’immenso spazio della comunicazione web, dove i cambiamenti sono veicolati, nella convinzione che bisogna essere soggetti attivi nelle proposte politico-professionali, nell’elaborazione di programmi, nella realizzazione di progetti, nell’approfondimento di argomenti in cui confronto e discussione sono utili e necessari per l’affermazione di un mondo migliore.

Noi vogliamo esserci anche per impedire che la discussione diventi rissa, che la costruzione di dialogo sia finalizzata all’affermazione personale, che l’argomentazione talvolta debole diventi demagogia imperante.

Vogliamo tentare di realizzare in Italia uno spazio aperto di reale confronto, oggi in parte assente, sul tema dell’Agricoltura Biologica. Un nuovo spazio che possa dare un contributo positivo alla definitiva affermazione di questo metodo di produzione agricola.

Crediamo nelle parole e nella capacità delle parole di cambiare il mondo, e intendiamo BiOROOM come il nostro modo per impegnarci politicamente, socialmente e culturalmente anche attraverso lo strumento del “Blog”, considerato da molti esperti di comunicazione mediatica lo strumento più potente della rete, ma anche il più sottovalutato, nonostante consenta di raccogliere le esigenze dei visitatori.

Della serie, il Blog siete anche - e soprattutto voi - che state leggendo queste righe.

Il Blog in particolare si occuperà e approfondirà tre tematiche specifiche: la “Sostenibilità” (LaudatoSì), l’“Interprofessione” (Interprofessione OK) e la “Strategia nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura biologica” (Work in Progress).

Temi differenti, ma con un minimo comune multiplo: la ricerca del dialogo e della chiarezza, dell’informazione e della trasparenza, perché e facile constatare che sul Web girano troppe notizie infondate, troppe opinioni non argomentate, troppe sciocchezze velocemente “postate” e “condivise” su Facebook o Twitter senza avere la piena fondatezza o il giusto approfondimento.

Noi cercheremo di sottrarci a questi errori, alle eccessive semplificazioni, alle idee radicali fieramente sostenute anche quando palesemente fallaci.

Se siete tra coloro che coltivano il dubbio come luogo d’origine dell’intelligenza e la capacità argomentativa come percorso, questo Blog può consentire l’affermazione etica dell’Agricoltura Biologica.

Noi ci facciamo carico di questa responsabilità, impegnandoci ogni giorno affinché questi presupposti si consolidino attraverso il più ampio coinvolgimento di esperti, tecnici, ma anche di semplici cittadini a cui sta a cuore l’affermazione del nostro slogan: “L’Agricoltura Biologica Nutre il Mondo e Rispetta il Pianeta”.

“CRESCITA SOSTENIBILE, MERCATI DINAMICI E UNA SOCIETA’ PIU’ GIUSTA”

E quindi… BiOROom

#FMarchini

@BartoliniMatteo

@cisposo


Commenti
Federico Marchini

L’ Agricoltura biologica è difesa delle acque! Anabio commenta il “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dati 2013-2014” dell’ISPRA Anabio plaude l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), che il 9 maggio u.s. nel rispetto dei compiti stabiliti dal Piano d’Azione Nazionale sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi ha pubblicato il “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dati 2013-2014” Nel rapporto viene ricordato che i “pesticidi possono comportare effetti negativi per tutte le forme di vita” e che in seguito all’uso possono migrare e lasciare residui nell’ambiente e nei prodotti agricoli, con un rischio immediato e nel lungo termine per l’uomo e per gli ecosistemi” Il rapporto è basato sul monitoraggio dei pesticidi nelle acque ed è particolarmente complesso per l’elevato numero di sostanze che si usano in agricoltura; circa 400. Le contaminazioni sono confrontate agli Standard di Qualità Ambientale che sono indicati dalla Direttiva Quadro delle Acque (Direttiva 2000/60). E’ realizzato grazie alla cooperazione tra Ispra, Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. In Italia si utilizzano ogni anno in agricoltura circa 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari a cui corrispondono circa 59.108 tonnellate di principi attivi di fungicidi, insetticidi, erbicidi, altre categorie e biologici. (Fonte Istat) In merito a questo quadro di riferimento presente nel rapporto, il Presidente di Anabio Federico Marchini, evidenzia prima le principali criticità e poi avanza alcune considerazioni e richieste. 1 – E’ inaccettabile che la rete di rilevazione delle sostanze sia ancora incompleta essendoci regioni come Molise e Calabria che non che non inviano ad Ispra alcun dato a cui si aggiungono Basilicata Campania e Puglia che non effettuano rilevazioni delle acque sotterranee. Viene inoltre evidenziata la forte eterogeneità tra Regioni dei punti di prelievo sia delle acque superficiali che sotterranee. 2 - E’ assai preoccupante che siano stati trovati pesticidi nel 63,9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31,7% di quelle sotterranee e che sono state trovate 224 sostanze dei 400 principi attivi utilizzati , 56% del totale. 3 – E’ confermato che il Glifosate e il suo metabolita Ampa è la sostanza più rinvenuta nelle acque superficiali e che determina il maggior numero di superamento dei limiti del Sistema qualità delle Acque. E’ veramente clamoroso che sia ricercata solo in Lombardia e Toscana! Presente rispettivamente nel 19% e 41% dei casi. 4 – E’ preoccupante che il 21,3% dei punti delle acque di superficie ha concentrazioni superiori al limite; più rassicurante è il dato sulle acque sotterranee 6,9% 5 – E’ allarmante la presenza di “miscele” di principi attivi; fino a 48 contemporaneamente. Sulla base di questi dati oggettivi- aggiunge Marchini - occorre fare delle scelte politiche che consentano di soddisfare il principio di precauzione ovvero di attuare nel nostro Paese senza indugio azioni di contrasto nelle ipotesi in cui ricorra una minaccia di danni “gravi o irreversibili” per l’ambiente, pur senza disporre di certezze scientifiche assolute sui reali pericoli. Insomma per noi produttori biologici, anche in materia di presenza dei pesticidi nelle acque, si tratta di adottare lo stesso principio che l’Italia ha assunto nei confronti degli OGM. E’ in coerenza con questo principio che abbiamo aderito alla Campagna #Stopglifosato promossa in Italia da 38 Associazioni del settore dell’agricoltura biologica, dell’ambiente, della tutela del territorio, dei consumatori e degli oltre 110mila Italiani che hanno già firmato la petizione di Avaaz per chiedere la messa al bando del Glifosato. Chiediamo inoltre alle Regioni e al Ministero delle Politiche agricole che pur essendoci stata in Italia, dal 2000 al 2014, una riduzione del 22% del consumo di Pesticidi, riconducibile allo sviluppo dell’agricoltura Integrata, di verificare che i beneficiari delle Misure 10 dei Piani di Sviluppo Rurale rispettino i “requisiti minimi relativi all’uso di fertilizzanti e prodotti fitosanitari e gli altri pertinenti requisiti obbligatori nazionali” Reg (UE) n.808/2014 e D.M. 180/2015 – allegato 7 Infine vogliamo evidenziare che nel 10% della Superficie agricola utilizzata, coltivata in Italia con il metodo biologico, vengono utilizzati 313 tonnellate di principi attivi biologici ovvero lo 0,53 del totale. Insomma l’agricoltura convenzionale utilizza in ogni ettaro coltivato quantitativi di pesticidi 22 volte superiori a quelli dell’agricoltura biologica. Invitiamo ancora una volta i produttori agricoli, quelli della filiera agrolimentare e le istituzioni a scommettere sul Biologico come modello produttivo del futuro in quanto capace di dare risposte ai consumatori, che vogliono qualità e genuinità; al pianeta, in termini di salvaguardia dell’ambiente e agli agricoltori, per il giusto reddito.


Antonio Sposicchi

Agro-Biodiversità: andare oltre le celebrazioni con azioni concrete di salvaguardia e valorizzazione. Domenica 22 maggio u.s. si è celebrata, anche in Italia, la Giornata Mondiale della Biodiversità con molte iniziative pubbliche e private evocative del tema. La biodiversità esprime la varietà delle forme e l’abbondanza delle specie, rappresenta la vera ricchezza della vita sulla Terra ed è alla base della capacità di adattamento degli organismi alle condizioni climatiche. Una perdita di biodiversità si traduce nella diminuzione della capacità di adattamento degli ecosistemi e quindi della loro possibilità di reagire, per esempio, ai cambiamenti climatici. Parlare di biodiversità significa affermare la diversità positiva dell’agricoltura italiana. Il nostro Paese infatti, con un trentesimo della superficie Ue, detiene il 50% della biodiversità vegetale e il 30% di quella animale del continente europeo. Per difendere l’agricoltura di qualità occorre garantire la conservazione dell’ agrobiodiversità, ovvero della biodiversità coltivata e allevata a fini prevalentemente alimentare che è ovunque in forte riduzione. La salvaguardia e/o il recupero della biodiversità agricola, attraverso il miglioramento genetico partecipato dagli agricoltori, può consentire la possibilità di mantenere e produrre varietà migliori e più diversificate che consentono di aiutare gli agricoltori a ridurre la dipendenza da input esterni e la vulnerabilità a malattie e cambiamenti climatici, si realizza con l’adozione del metodo dell’ ’agricoltura biologica che è quindi garanzia di sicurezza alimentare per tutti. Noi agricoltori biologici di Anabio, consapevoli dei valori che coltiviamo e custodiamo, abbiamo lo scorso anno ad Expo 2015, proposto e chiesto azioni innovative per la difesa e la valorizzazione della biodiversità, che in parte sono state definite qualche mese dopo in un quadro normativo unico che prevede opportune come l’istituzione di un’Anagrafe nazionale “ad hoc” e l’avviamento del Fondo per la tutela della biodiversità a sostegno delle azioni degli “agricoltori custodi”. A primavera di quest’anno abbiamo svolto un convegno dal titolo “Certificare la biodiversità degli ecosistemi agricoli” per fa conoscere ed adottare la tecnica utile all’uopo di una produzione agricola o di in un determinato territorio. Il territorio ricompreso tra le valli del Misa e del Nevola, i cui amministratori locali sono impegnati nella costruzione di un Biodistretto ricadente nel territorio del Gal Colli Esini – San Vicin,o sperimenterà l’adozione di questa tecnica. Gli obiettivi di questa operazione consentiranno alle aziende aderenti di concretizzare diversi vantaggi quali l’identificazione di colture alternative capaci di massimizzare il beneficio ambientale attraverso la riduzione dei costi di gestione e di produzione e grazie al potenziamento dell’uso di tecnologie e soluzioni eco-compatibili. Infine consentiranno al prodotto agricolo di accrescere la credibilità nei confronti dei cittadini/consumatori. Questo approccio ci consente di affrontare il tema della Biodiversità non solo semplicemente dal punto di vista naturalistico ma in maniera integrata rispetto alla sfera economica, da cui è stato invece per lungo tempo scisso. Proprio questa divisione è stata identificata dalle varie parti tra i maggiori limiti ed ostacoli alla realizzazione in azioni concrete volte alla valorizzazione della biodiversità e alla conseguente attribuzione di un valore economico in virtù del contributo che questa può dare allo sviluppo economico in termini di creazione di valore aggiunto, sviluppo di filiere virtuose, efficienti e competitive, e creazione di opportunità di lavoro. Infine ribadiamo le richieste, in primis al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare, e alle Istituzioni nazionali, di attuare quanto previsto dal Trattato Internazionale sulle Risorse Genetiche per il Cibo e l’Agricoltura e dal Protocollo di Nagoya, sull’Accesso alle Risorse Genetiche e l’Equa Condivisione dei Benefici derivanti dal loro utilizzo, in modo da poterli destinare sia agli agricoltori custodi che ad altri soggetti imprenditoriali collettivi. D’altra parte la Cia e con essa Anabio, fanno della tutela della biodiversità il fondamento della propria visione dell’agricoltura. Perché biodiversità significa adesione a un progetto di sviluppo sostenibile, ma anche riaffermazione della centralità agricola e dell’agricoltore come imprenditore “multiruolo” – afferma il Presidente della Cia Scanavino- capace cioè non solo di produrre dai campi ma di preservare l’ambiente, di qualificarlo attraverso l’attività turistica, di costruire sistemi territoriali capaci di rispettare la natura.





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