IL MERCATO BIO IN USA E FRANCIA
Le vendite al dettaglio di prodotti biologici in Usa sono aumentate del 12,2 per cento nel corso dell’anno con un tasso superiore alla crescita del mercato alimentare globale. Ricerche di mercato (tipo quella svolta dall’Hartman Group - Società americana specializzata in ricerche globali sulle abitudini dei consumatori) stanno facendo emergere, però, orientamenti inediti ed interessanti tra i consumatori: risulta, infatti, che c'è qualche incertezza sul fatto che i grandi marchi siano in grado di "fare biologico” correttamente, anche se molti intervistati ritengono che solo l’ingresso dei grandi marchi sul mercato del biologico porterà a una riduzione dei prezzi.
Se il biologico ha consolidato il suo posto nella distribuzione di massa, con il 36 per cento degli americani che oggi acquista un prodotto bio almeno una volta al mese, le grandi etichette dovrebbero prestare attenzione al loro approccio al mercato: l'aumento dell’offerta di alimenti biologici molto trasformati e di scarsa qualità nutrizionale, vero e proprio junk food biologico, sta indebolendo il legame tra il concetto di alimento salutare e biologico.
La certificazione biologica perde il suo fascino se si trova in prodotti ricchi di zucchero, sciroppo di glucosio e ingredienti non identificabili: “per il consumatore non ha senso pagare il premium price biologico per ‘cibi spazzatura’ biologici, dato che non sono comunque sani. È più probabile che i consumatori preferiranno spendere i loro dollari in prodotti biologici freschi, carne , latticini e altri alimenti di qualità nutrizionale più coerente”.
La carne biologica è un’area di particolare interesse per i consumatori, ma il prezzo è un ostacolo rilevante.
Il rischio è che il prodotto genericamente “naturale” assuma più appeal di quello biologico. Anche se il termine non ha una definizione legale (tant’è che anche prodotti con OGM o additivi usano il claim), è diventato “più significativo per i consumatori di oggi di quanto non fosse nel 2010".
"I consumatori preferiscono un prodotto ‘naturale’ con una lista degli ingredienti breve e semplice anzichè un prodotto biologico con una lista di ingredienti lunga, che appare abbia subito processi industriali più rilevanti".
Ciò non significa, però, che evidenziare un'etichetta 'tutto naturale' su qualsiasi vecchio prodotto farà aumentare le vendite: "i consumatori non ci mettono molto a distinguere i cibi davvero naturali da quelli che sono semplicemente commercializzati come tali".
Quanto al perché gli americani stanno acquistando biologico, le ragioni sono numerose, ma la maggior parte lo fa perché vuole evitare qualcosa (OGM, pesticidi, erbicidi, ormoni della crescita, antibiotici, coloranti artificiali, aromi di sintesi e conservanti) e non perché creda che il biologico sia necessariamente più nutriente.
Sta aumentando la quota di chi si rivolge al biologico per evitare gli OGM (ma cresce anche il consumo di prodotti convenzionali certificati OGM free).
Per quanto riguarda la Francia, invece, la vendita di prodotti bio è aumentata “solamente” del 6,2 per cento negli ultimi dodici mesi, contro il 14 per cento dell’anno precedente.
Dall’inizio del 2012 la spesa alimentare dei francesi è scesa dello 0,1 per cento perché ora più che mai le famiglie tengono sotto controllo i loro bilanci.
Il bio non sfugge ai dettami della nuova ragionevolezza sulla spesa, ha, infatti, guadagnato quote di mercato marginali. La crisi del biologico è, però, da considerare temporanea. Questo rallentamento dello sviluppo non dovrebbe spingere i distributori a cambiare i loro progetti.
Visite: 1684