RAPPORTO DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO E AL CONSIGLIO SULL'APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO N. 834/2007
La Commissione UE ha redatto la Relazione sulla scorta delle risposte, fornite dagli Stati membri e da vari “ portatori di interessi”, ad un apposito questionario.
La relazione contiene, in premessa, alcuni datisulla produzione, aggiornati solo al 2009 ed un dato sul consumo nell’UE a 15che è riferito al 2007, anno in cui è iniziata, anche nel nostro Paese, una crescita incessante, che ha superato il 10% annuo e che è confermata anche nel I trimestre 2012.
La Relazione si sofferma essenzialmente su quattro aspetti del biologico: il campo di applicazione del Regolamento,ildivieto dell’uso di OGM nella produzione biologica, il funzionamento del mercato interno e del sistema di controllo ,il regime di importazione.
Sul primo punto si sostiene che la maggioranza degli Stati membri è del parere che il regolamento UE sulla produzione biologica non debba applicarsi, nel breve termine, agli esercizi di ristorazione collettiva, non solo per il rischio di accresciuta complessità, ma anche in considerazione della limitata incidenza sul commercio, dato che questi esercizi operano per lo più su scala locale. La Commissione ne conclude che non sia per ora necessario includere gli esercizi di ristorazione collettiva nel regolamento, ma seguirà attentamente l'evoluzione del settore
A tal riguardo noi sosteniamo che, seppure si possono comprendere le motivazioni della Commissione nel non voler dettare regole comunitarie sulla ristorazione collettiva soprattutto in relazione al fatto che trattasi di consumo locale,è comunque auspicabilelo l’emanazione almeno di” linee guida” europee che consentano di mantenere la ristorazione biologica in un ambitoeuropeo “armonizzato”.
Sulla regolamentazione dei settori tessile e cosmetico la Commissione ritiene che valga la pena esplorare le possibilità offerte dalla legislazione per estendere la protezione dell'uso del termine "biologico".
A nostro avviso , visto che questi settori stanno avendo sempre maggiore diffusione, è bene che la Commissione li regolamenti. Riteniamo però necessari che si chiarisca l’utilizzo del termine “biologico” associato a questi prodotti. Concordiamo con l’orientamento emerso in ambito Copa-Cogeca : la definizione di prodotto biologico deve restare riservata ai prodotti agricoli.
Sul tema degliOGM la Relazione sostiene che” Gli operatori si adoperano con il massimo impegno, anche attraverso iniziative comuni, per mantenere le colture biologiche esenti da ogni presenza accidentale di OGM, sopportando il costo di tali azioni preventive.
In alcuni Stati membri sono stati messi a punto specifici strumenti di analisi e gestione del rischio, improntati a un approccio sistematico che consente di determinare in quali casi procedere a campionamenti e ispezioni supplementari. La Commissione intende monitorare l'evoluzione di tali strumenti e, se del caso, proporli per un'applicazione su scala europea”.
Anche alla luce di queste osservazioni, sarebbe auspicabile, secondo noi, maggiore coraggio da parte della Commissione nel fissare, per il biologico, una soglia di contaminazione accidentale fissata allo 0,1%. La Relazione stessa afferma che ciò è possibile. Concordiamo sul fatto che in agricoltura biologica debba restare in vigore il divieto assoluto di utilizzo di OGM.
Inoltre ,se è vero che l’utilità della Dichiarazione di vendita attualmente prevista che attestala non presenza di OGM è dubbia, bisogna trovare una soluzione che assicuri la” tracciabilità “ di una eventuale contaminazione.
Il sistema di controllo va rafforzato .E’ ormai ampiamente dimostrata l’urgenza di un’armonizzazione all’interno dell’Unione poiché l’applicazione è ancora troppo differente fra i singoli Stati Membri. Nel complesso il sistema di controllo del biologico deve acquisire una maggiore reputazione ed una maggiore trasparenza anche attraverso il rafforzamento sia della fase del controllo che della vigilanza. Va introdotto un sistema di sanzioninei confrontidegli organismi ed un potere di surrogaefficace in caso di inadempienze sulla vigilanza.
Sull’argomento “importazioni” è necessaria maggiore chiarezza: sostenere cheil regime di conformità è troppo oneroso e che pertanto si intende privilegiare il sistema dell’equivalenza , sembra essere un’affermazione frettolosa. Se è vero che i prodotti biologici di importazione rispondono ad un’aumentata esigenza di mercato è vero anche che il consumatore si aspetta la stessa qualità certificata con le stesse garanzie. Perciò è necessario aumentare la trasparenza delle regole che devono essere uguali per tutti gli operatori, dovunque sia il luogo di produzione.
In allegato la relazione.
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